Micobatterio tubercolare: ecco come agisce il bacillo che porta la turbercolosi

La tubercolosi è un’infezione cronica, che può avanzare e che spesso è caratterizzata da un cosiddetto periodo di latenza che segue l’infezione iniziale. La tubercolosi coinvolge i polmoni e i sintomi che si possono manifestare solitamente sono tosse, febbre, calo ponderale e malessere diffuso.

La diagnosi si ottiene mediante esame microscopico, coltura dell’espettorato e test rapidi di biologia molecolare. In presenza di questa malattia i medici prescrivono farmaci antimicrobici che vengono somministrati per almeno sei mesi. Scopriamo insieme come agisce il micobatterio tubercolare.

Cosa sono i micobatteri?

I micobatteri sono bacilli di piccole dimensioni che crescono lentamente. Si distinguono per l’involucro cellulare ricco di lipidi che sono responsabili della loro caratteristica principale, ovvero la resistenza alla decolorazione con acido dopo la colorazione con la “fucsina” e per una notevole resistenza alla “colorazione di Gram”. La malattia provocata dai micobatteri più conosciuta è la tubercolosi, insieme alla lebbra e varie infezioni che somigliano alla tubercolosi.

Come agisce il micobatterio tubercolare?

La tubercolosi è una malattia infettiva che viene provocata da un micobatterio. Il contagio avviene esclusivamente per via aerea mediante l’inalazione di particelle sospese nell’aria che contengono il “mycobatcterium tuberculosis”. Queste particelle vengono diffuse da coloro che sono affetti da tubercolosi polmonare o laringea attiva, il cui muco contiene una buona quantità di microrganismi che rendono positivo lo striscio.

La diffusione avviene nel corso delle manovre di espirazione come tosse o canto. Le persone che possiedono lesioni polmonari sono particolarmente contagiose per via dell’elevato numero di batteri che sono contenuti nella lesione. Il nucleo della gocciolina contiene bacilli tubercolari e può spesso restare sospeso in aria per varie ore, aumentando il rischio di contagio. Tuttavia, quando le goccioline raggiungono una superficie è difficile che i microrganismi possano ritornare in aria come particelle respirabili.

Pulendo il pavimento o scuotendo le lenzuola ad esempio, è possibile riportare in aria le particelle che contengono i micobatteri che assumono dimensioni troppo grandi per raggiungere le superfici alveolari, la sede in cui inizia l’infezione. Il contatto con il cibo oppure oggetti contaminati non sembra essere in grado di favorire la diffusione.

La contagiosità di una persona affetta da tubercolosi polmonare attiva non trattata può variare. Persone con espettorato positivo sembrano essere più contagiose di quelle che possiedono una positività del solo l’esame colturale. Pazienti con malattia cavitaria sembrano essere più contagiosi rispetto quelli che non presentano lesioni.

Anche i fattori ambientali giocano un ruolo importante nel contagio. La trasmissione sembra essere favorita da esposizioni frequenti e prolungate con persone non trattate, che possono disperdere in spazi chiusi, sovraffollati e poco ventilati, un grande numero di bacilli tubercolari.

Persone che vivono in ambienti con scarse condizioni igieniche sono particolarmente a rischio. La trasmissione può diminuire rapidamente non appena viene somministrato il necessario trattamento farmacologico, con i bacilli che possono diventare meno contagiosi e la tosse che tende a diminuire.

Quali sono le fasi della tubercolosi?

La tubercolosi può manifestarsi in tre fasi:

  • infezione primaria: durante la quale l’infezione viene contratta inalando particelle molto piccole che sono in grado di oltrepassare le difese delle vie aeree superiori, fino a giungere nelle diramazioni bronchiali più periferiche. Le goccioline di dimensioni più grandi si possono depositare nelle prime vie aeree e di solito non sembrano provocare infezione. L’infezione solitamente, inizia da un singolo nucleo di goccioline che contengono pochi microrganismi;
  • infezione latente: che si manifesta dopo la maggior parte delle infezioni primarie. Dopo circa tre settimane di diffusione, il sistema immunitario controlla la moltiplicazione batterica prima che si possano manifestare sintomi. I focolai di bacilli nel polmone o nelle altre sedi diventano “granulomi”. I bacilli tubercolari possono sopravvivere in queste lesioni per anni ed è l’equilibrio che si instaura tra il sistema immunitario del paziente e la carica virale microbica che stabilisce la risoluzione senza trattamento oppure lo sviluppo di un’infezione attiva;
  • infezione attiva: coloro che vengono contagiati con la tubercolosi sembrano possedere una piccola percentuale di rischio di potere sviluppare nel corso della loro vita la malattia attiva. Nonostante ciò, questa percentuale può comunque variare in base all’età e a possibili fattori di rischio. Coloro che sviluppano la malattia attiva sembrano essere maggiormente esposti al rischio che possa riattivarsi entro i primi due anni. Ogni organo che viene raggiunto può essere sede di riattivazione, anche a distanza di decenni, ma gli “apici polmonari” rappresentano la sede più frequente.

I bacilli della tubercolosi all’inizio possono provocare un’infezione primaria che solo in casi rari può provocare una malattia acuta. La maggior parte delle infezioni primarie sembra essere priva di sintomi ed è seguita da un’infezione latente. Una percentuale di infezioni latenti si può riattivare sviluppando la tipica sintomatologia della malattia. Generalmente, l’infezione non sembra essere contagiosa nella fase primaria così come in fase latente.